ANDREA PUSATERI. Partecipazione e Sorrisi gli Allori pił belliVersione stampabile


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Ci sono momenti in cui un cronista deve staccare penna e mente della cronologia temporale degli eventi, bussola da seguire per mettere la firma su gloriosi pezzi. Noi, cronisti di questo rivoluzionario, e sempre in evoluzione, mondo paralimpico, lo facciamo qui, riavvolgendo il nastro del narrato fino allo scorso 17 aprile 2011.

Era una domenica molto importante per il Friuli Venezia Giulia Paralimpico, perchè accoglieva la Prima Edizione del Campionato italiano paralimpico MTB dove hanno trovato gloria anche due nostri atleti. La Gloria. I momenti di Gloria partono sempre da lontano, arrivano da lunghi percorsi per essere poi immortalati in lampanti ma esaltanti flash.

Flash, come un lampo che precede il tuono. E al tuono spesso si sobbalza, specie quando non ci si accorge del lampo che lo precede. E' stato così anche ANDREA PUSATIERI, quel giorno dell'aprile 1997, alla stazione di Monza. Scappa dalle attenzioni della madre, e con la foga dei sui 3 anni e mezzo va ad afferrare il mondo. Un lampo che non da presagio, a chi lo guarda, di dove poi possa cadere il tuono. Il tuono venne nelle sembianze e velocità d'un treno che lo travolse. E che portò con se anche l'amore (in)cosciente di madre che rincorreva quel lampo per preservarlo dal tuono.

Il tuono del treno per quella madre fu letale. Per Andrea invece quel treno si trasformò in uno dei più cattivi giocatori di calcio. Gli falciò, troncandogliele, le gambe. La corsa all'Ospedale S. Gerando di Monza, l'incontro col professore Mario Lanzetta, il recuperò degli arti interiori, impotenti d'andare più da nessuna parte, fra le rotaie, e l'avvenuto reimpianto della gamba sinistra. La restituzione parziale alla vita di quel medico, come quella stazione: frenetica.

La degenza di Andrea durò oltre due mesi. E altri due interventi chirurgici ci vollero per sopperire i danni che quel cattivo giocatore gli fece e che poi riprese le sembianze di tuono per scuotere, nelle sue fondamenta, la famiglia del bimbo orfano di madre, assieme alle sorella, rimasti a vivere con i genitori di lei. Tuono che prese azioni dei Servizi Sociali del posto che vollero affidare i due bimbi a persone più giovani dei nonni. Ma, dopo una grande battaglia, il Tribunale dei Minori di Milano riconobbe l'idoneità dei nonni materni Scarsella, ai quali concesse l'affido dei nipoti. Quel tuono ritornò lampo lontano.

Da qui in poi ad assumere il ruolo di Tuono furono gli stessi nonni, nel senso che hanno sempre spinto Andrea a prendere i treni che la vita concede, i quali non sono sempre carichi di sofferenza come quello che l'investì da bambino. I nonni, attraverso e con il Centro Protesi Inail di Brutrio che costruì le protesi per la gamba destra, regalarono al nipote un percorso di sempre più ampia autonomia.

Frequentò scuole di musica, di canto, di tiro con l'arco. Fece palestra, corsi di nuoto. Ed infine ritornò il Lampo: LA BICICLETTA. Zio Ivo, fratello della madre, insegnò ad Andrea di fare "di necessità virtù", e cioè ad andare in bicicletta con una sola gamba. Nonno-Tuono si preoccupò poi che quella virtù crescesse attivandosi per procurare al nipote la possibilità di prtfezionarsi e gareggiare in questa disciplina sportiva a livello agonistico nell'ambito del settore paralimpico.

Da qui, l'iscrizione alla società BEE AND BIKE di Bergamo. E dal 2008 è diventato lui stesso, Andrea, Tuono, potenza mentale e fisica, partecipando a tutte le gare ciclistiche per atleti disabili, compresa quella del Campionato italiano paralimpico MTB dell'aprile scorso dove questo Comitato ha avuto l'onore della sua presenza, sinonimo di tenacia, e si è rallegrato della premiazione che l'organizzazione dell'evento gli ha voluto attribuire, portata in trionfo dai compagni e avversari di gara i cui sorrisi sono stati l'alloro più bello apparso sulla testa di Andrea.

Nella foto piccola: Andrea con Ivan Basso

Nella foto centrale: Andrrea in azione 



05/05/2011

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